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17 maggio 2011

Bikers Life/2


Ci sono ruote costruite per macinare piste, asfalto, altre per la sabbia, gli sterrati, ma tutte per consumarsi con i kilometri, con la voglia di andare, anche controvento.
La strada ti porta, non sei sicuro che arriverai dove ti eri ripromesso in partenza, magari ti fermerai prima, a consumare birra in un bar, magari passerai oltre perchè la strada ha ancora voglia di te.
La moto è fatta così, un solo oggetto per alcuni, ma così carico di energia per altri, da divenire un talismano. L'antidoto per una settimana tra le vie senza sole della città, in mezzo allo smog e agli automobilisti frustrati già al lunedì. Il piacere un po' masochistico forse nella scomodità di una sella dura e nelle pedaline troppo alte. La gioia di stare al mondo vivendolo dall'interno, assaporandolo, odorandolo.
Le montagne che si stagliano lontano mi ricordano quanto siamo piccoli, ma i cartelli dappertutto che gridano "NO TAV!", mi fanno pensare che siamo anche capaci di cose grandi, nel male come nel bene, di generare enormi dicotomie.

Visto che non guido, mi posso permettere di scrivere milioni di parole nella mia mente, dedita per una volta solo a se stessa.
Questo silenzio imposto è meraviglioso.
In due.
Uniti in un abbraccio ma splendidamente soli nei pensieri.
Si parla poco in moto, e non solo perchè lei fa la voce grossa! Si sta con se stessi e il fuori, in simbiosi alle volte così perfetta da dare un groppo in gola, come quando da sola su una spiaggia osservi l'immensità del mare.

2 aprile 2009

Complici



L'ho letto.
Tra un Porta Susa e un Porta Nuova, e una volta un Porta Principe credo.
Salato come un saggio, amaro come una biografia.
Mi ha suscitato emozioni omologate a quelle di tutti, credo: indignazione, fastidio, compassione, schifo, sconforto, disgusto, pietà, per i protagonisti, e per noi.
D'altronde se non sei proprio della stessa materia di un sanpietrino di via Cernaia è normale... credo.
Poi un giorno un passeggero di fronte a me, lo legge anche lui. Doppiopetto-ventiquattrore. E il giorno dopo, eccone un'altra. Capello tinto in casa-scarpe basse-buste della spesa. E poi anche il giorno dopo. Sedicianni-futuro da inventare-pantaloni sotto il culo.
Allora ci siamo tutti mi dico.
Anche se l'ho già letto decido di riportarlo in giro, almeno una volta alla settimana, a prendere aria. E lo tiro fuori dallo zaino appena vedo qualcuno che stringe la sua copia. Quei coltelli fucsia che si riconoscono anche a centinaia di metri, che ti trafiggono anche se non vuoi sapere, se non vuoi guardare.
Alzo lo sguardo a cercare quello dell'altro lettore. Alle volte solleviamo ironici un sopracciglio. O ci si abbassano gli angoli della bocca, specie se è un giorno di pioggia, come oggi.
Sempre un cenno comunque, un "ci sono anche io", come quando solleviamo le dita a V incrociando tra motociclisti per la strada. Un riconoscersi e al contempo un prendere le distanze dal resto del mondo che non condivide.
Ci guardiamo, accomunati da questa "prosa satanica", e in due ci sentiamo un po' meglio che da soli.